Perché ho scritto questo libro?

Annamaria gozzi, autrice di Il segreto del fiore giallo

Un’antica leggenda narra che la pianta di tarassaco fu generata dalla polvere del carro solare di Elios, il sole, mentre si muoveva lungo la volta celeste. Altre credenze e storie si sono susseguite nel tempo a raccontare le meraviglie di questa pianta selvatica. Si dice, ad esempio che dalla direzione verso la quale volano i piumini soffiati si può prevedere che tempo farà, o se qualcuno ci pensa o se avremo felicità. Se aggiungiamo le infinite proprietà culinarie e medicamentose ce n’è abbastanza perché Bibi si prodighi per salvarne il fiore.
Mi piacciono le piante spontanee, riconosco in loro le caratteristiche dell’eroe, sono affascinata dalla loro tenacia, la loro capacità di sopravvivere negli incolti, di saper trasformare il paesaggio.
Da ragazzina, mentre le mie coetanee scoprivano cipria, rossetto e mascara, io mi divertivo a riconoscere, catalogare e raccogliere erbe: piantaggine, melissa, malva, sambuco. Cercavo formule per sciroppi, decotti, o anche ricette su come cucinarle. Andavo alla ricerca delle storie, scritte o narrate, che dall’antichità accompagnano ogni pianta.
Bibi nasce da questa passione e dalle parole di bambini che mi hanno spiegato cos’è un segreto e come si diventa amici.
Il nome Bibi l’ho preso a prestito da un personaggio, tosto, di Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe, con il proposito di invitare i bambini ai primi atti di ribellione là dove si crede a una causa giusta.
Così cominciando da piccoli con la grinta di salvare un fiore per soffiare desideri insieme agli amici, si può, crescendo, guardare un orizzonte più grande e scegliere a quali soffioni affidare nuove lotte e speranze.

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