Cercando amici

Umberto Sebastiano, autore di “Tilda e la luna”. Sono un ragazzo fortunato. Beh, insomma, forse non più ragazzo, ma certamente fortunato. È così che mi sono sentito quando ho cominciato a dare voce a Tilda e ai suoi amici. Potrei dire che è successo per caso, ma non è mai un caso, lo sanno bene gli scrittori: i personaggi e le storie precedono i libri, vivono in una dimensione tutta loro, ci mandano segnali, scalpitano per essere raccontati. Ho conosciuto Tilda un inverno di molti anni fa, anche se non sapevo ancora che si chiamasse così. È apparsa per augurarmi buon anno e mi ha rallegrato, mi ha fatto sorridere. D’altra parte a chi non farebbe piacere ricevere gli auguri da una renna con un maglione a righe arancioni e beige? A maggior ragione se sta in piedi su una grande bolla di sapone e se soffia dentro una cannuccia per crearne altre di bolle, così tante da riempire il cielo. E poi, però, ho osservato meglio il disegno e mi sono reso conto che Tilda era sola e che forse in quei suoi occhi sgranati c’era una sottilissima vena di malinconia. E ho notato, cosa che non avevo fatto prima, che sotto la grande bolla di sapone di Tilda c’erano delle montagne appuntite e minacciose. Cosa sarebbe successo se la bolla avesse sfiorato quelle rocce aguzze? Ho cominciato ad agitarmi. Perché era sola? Dov’erano i suoi amici? A questo punto dovevo saperlo. E così mi sono messo in ascolto. Certo, all’inizio non è stato facile, ma un po’ alla volta la piccola Tilda mi ha raccontato la sua storia. Stava cercando se stessa, era curiosa, voleva sapere, vedere, viaggiare. Alla fine, prima di salutarmi, mi ha spiegato che l’amicizia è il regalo più bello che si possa fare e ricevere. Che forza Tilda! Così giovane e già così matura.

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