Io e il mare

Gabriele Rebagliati, autore de I granchietti e il mare

Sono nato e vissuto in un piccolo paese in collina che si affaccia sul mare della Liguria. Mi bastava allungare il dito dalla finestra della mia camera per poterlo “toccare”. Una presenza placida e rassicurante che scandiva i mesi estivi dedicati al bagno e alla tintarella. La spiaggia e il bagno asciuga erano il teatro di giochi e divertimento. Complice il canotto gonfiabile e la maschera per le immersioni passavo interi pomeriggi a esplorare in lungo e in largo quella distesa blu e cristallina che si estendeva senza fine. Poi tornato a riva, armato di secchiello e paletta, costruivo castelli. Li facevo solidi con la speranza che il giorno seguente fossero ancora in piedi, ma, con mia grande delusione, il mare inghiottiva tutte le mie creazioni durante la notte e a me non restava che cominciare da capo.
La faccia “cupa” del mare ho cominciato a intravederla allora e con il mio trasferimento in Giappone si è rafforzata la consapevolezza che le distese marine potessero costituire nella loro imponenza, una minaccia per gli esseri umani.
L’arcipelago nipponico è circondato dal mare e non esiste una via di fuga alternativa. Certo il mare offre i prodotti del mare di cui i giapponesi vanno ghiotti, ma rappresenta anche una minaccia che si concretizza nei temuti maremoti o tsunami.
Tutti questi spunti legati alla mia infanzia e alla mia esistenza giapponese mi hanno portato a concepire una storia come “I Granchietti e il Mare”, un racconto dove il mare la fa da cattivo ma a spuntarla sono i teneri granchietti e l’astuto bambino. Jacopo Rosati ha saputo con la sua tecnica innovativa interpretare i personaggi e le situazioni in modo eccellente e donare alla storia una nuova dinamicità di forme e colori. Buona lettura!

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